Giro d’Italia targato Sicilia, ma…..

LE CONTRADDIZIONI DI UNA TERRA MALEDETTA

 

NIBALI-VISCONTI

Il giro d’Italia 2013, sta regalando agli appassionati di ciclismo forti emozioni, e la tappa del Galibier tra pioggia forte e nevicate tra i tornanti in salita, mentre gli atleti  salivano sino all’arrivo ha segnato una di quelle giornate epiche dello sport.
Il giro d’Italia di ciclismo, però, oltre ad esser sport è stato da sempre anche altro, incuneato com’è nella storia del 900 d’Italia, ha rappresentato e rappresenta anche lo spsaccato di un paese. In esso, si miscelano i momenti dell’intero popolo italiano e le vicessitudini sociali e politiche che lo interessano.

Questo giro, anche se già da qualche anno se ne sentiva l’odore, comunque finirà, ci dice che antichi stereotipi sono finiti, e dopo un secolo, i Siciliani, vincono tappe e indossano la maglia rosa.
Vincenzo Nibali da Messina, tiene ancorata al suo corpo la maglia Rosa ed è intenzionato a portarla sino a Milano, Giovanni Visconti da Palermo, sul Galibier, ci ha riportato alle imprese epiche scritte per sempre sull’asfalto da Marco Pantani.
Ma possisamo chiudere l’analisi cosi? Felici per il successo di due conterranei e nulla più?

No, non si può chiuedere l’abbozzo di analisi, così su due piedi.
Le contraddizioni di questa terra maledetta sono enormi. Si emigra, da questa maledetta terra per trovare lavoro, emigrano i laureati, ma sono costretti ad emigrare anche gli sportivi!
Nibali e Visconti, per nove mesi e più l’anno, sin da giovanissimi vivono e si allenano fuori da questa terra maledetta.
Oggi vincono, ma anche la fonetica udita nelle interviste video è stata reincisa ad uso e consumo nordico.
La Sicilia, vince o perde?
Vince o perde, quando due campioni, sono il prodotto dell’organizzazione efficiente del nord del paese? Vince o perde, quando l’ultima visita del Giro d’Italia risale al 2011?
Perde, perde maledettamente, malgrado benefici tangibili e oggettivi constatati in passato.
Il ciclismo ad alti livelli,  per costituzione propria, senza l’intervento politico non si fa e non lo si vede, tranne che in TV.
E oggi, fare paragoni è assolutamente legittimo, visti i risultati precedenti e odierni.
Dicevamo, sono passati solo due anni dall’ultimo approdo del Giro in Sicilia, la crisi economica c’era, ma ancora non all’acme, quanto ossigeno avrebbe dato all’indotto, la permanenza della carovana rosa nella nostra terra per almeno tre giorni? Quale il ritorno d’immagine turistico per le imminenti vacanze esstive?
Pazienza, anche questo treno è passato, l’ennesima occasione sprecata, peccato, perchè riecheggiano ancora nella mente le parole sincere e gli occhi lucenti, degli operatori Rai, degli atleti, per quel giro 2011 che ebbe l’arrivo di una tappa  in scalata sull’Etna vimto da Contador, grazie all’abnegazione messa su tutti i fronti dall’On. Nicola D’Agostino.

Di tutto quell’impegno seminato negli anni passati, da D’Agostino Turi prima, e D’Agostino Nicola dopo, riamane almeno la consolazione odierna, di poter esultare nel vedere quei due campioni vincere, e felici per aver realizzato il loro sogno, chissà grazie anche al fatto che da piccoli il passaggio di una tappa per le strade di Palermo o Messina li conquistò.
Non resta che chiudere in amarezza, con la speranza che il Governo Crocetta, metta lo sport nuovamente in primo piano così come promesso dall’ottima e vivace assesssore Stancheris da Bergamo.

Giovanni Trovato

3 pensieri su “Giro d’Italia targato Sicilia, ma…..

  1. per noi è molto doloroso, un articolo degno di nota davvero.
    dott. Trovato, un altra contraddizione era quella del Mitico Candido Cannavò, sicilianissimo e direttore della gazzetta dello sport.
    Speriamo Cambi e che D’Agostino non venga lasciato solo.
    Oltre al giro, nel giugno 2011, portò qui anche la settimana tricolore.

  2. Quel pò di ciclismo che si è visto in sicilia è stato merito solo della famiglia D’Agostino.

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