Il Libero Pensiero dell’On. Giuseppe Arena

PADRONI A CASA NOSTRA

La Sicilia è dei siciliani?

Questo inquietante interrogativo, gridato più volte durante l’intervento conclusivo dell’assemblea regionale Mpa, da Raffaele Lombardo, indiscusso leader del partito del popolo siciliano, rimbomba ancora nelle orecchie dei tantissimi amministratori, fans, e simpatizzanti accorsi in massa – quasi quattromila presenze, domenica 26 – nonostante la giornata estiva e la “sauna del Palaghiaccio”, per ascoltare il suo discorso.

Questo bagno di folla ( e di sudore ) conferma la grande fiducia e le speranze riposte dalla gente, dai siciliani in Lombardo e nel suo partito. Un partito, l’Mpa, che però deve cominciare a parlare una lingua diversa, meno sofisticata, più vicina alle esigenze dei giovani – a tal proposito registriamo incoraggianti segnali di coinvolgimento degli under nella classe dirigente – delle donne, degli anziani, dei siciliani tutti. Insomma, se vogliamo definitivamente svoltare, e compiere il salto di qualità tanto auspicato, se vogliamo veramente essere diversi, alternativi e innovativi rispetto ai vecchi quanto desueti schemi tradizionali cui non crede più nessuno, dobbiamo sforzarci di più per interpretare i bisogni di un territorio massacrato dalla partitocrazia. Un territorio disincantato, e ormai deluso dallo strafottente atteggiamento di tutti quei parlamentari ed esponenti politici nostrani, pronti a girarsi dall’altro lato quando a Roma e nelle stanze dei bottoni, si parla di Sicilia e di Siciliani.

Allora forza e coraggio, mandiamoli a casa.

Cacciamoli via, “assicutamuli” questi schiavi di Roma, – e poi diciamolo pure, ingrigiti nei loro tristi gessati, dicono tutti le stesse cazzate – insomma riappropriamoci della nostra identità e del nostro territorio, e scriviamo tutti insieme una nuova pagina di fatti concreti e positivi che possano convincere la gente che, qui da noi, si può progredire, si può crescere, si può migliorare.

Basta crederci. Basta volerlo.

Viviamo oggi, – nonostante certa critica faziosa e strumentale sempre più prigioniera di un corrotto sistema di potere che ha affossato la nostra regione – grazie al primo Governo autonomista della storia di Sicilia ( quella di Alessi, anche se esaltante, fu esperienza lampo frutto delle contingenze del momento ) una brillante stagione politica di progresso e di riforme, esclusivamente finalizzata al benessere di chi è nato e ha scelto di vivere in Sicilia.

Di chi non ha mollato mai soffrendo spesso in silenzio. Di chi vuole coraggiosamente intraprendere dalle nostre parti offrendo così irrinunciabili opportunità di crescita e di sviluppo ai nostri giovani.

Bisogna continuare ad andare avanti su questa strada, senza fermarsi mai. Senza voltarsi indietro.

Dobbiamo – mi riferisco ai tanti siciliani incazzati e innamorati della propria terra – soprattutto sforzarci di riportare indietro le nostre migliori intelligenze, costrette ad emigrare o addirittura a fuggire da casa nostra, per cercare fortuna altrove.

Dobbiamo far capire loro che – parafrasando Jack Nicholson nel suo premio Oscar – qualcosa è veramente cambiato.

Convinciamo le nuove generazioni a non seguire questo esempio, mettendo a loro disposizione nuove, migliori e soprattutto più gratificanti opportunità di inserimento nel mondo del lavoro.

E soprattutto, torniamo parlare con tutti, riprendiamo il dialogo con il mondo che ci circonda (aborrisco l’inflazionato termine “società civile”), mescoliamoci tra la gente, andiamo nelle piazze, scendiamo nelle strade, come nei circoli culturali e ricreativi. Entriamo negli uffici, nelle palestre, negli oratori. Dovunque.

Comizi, gazebo, petizioni popolari, capannelli spontanei, porta a porta, tutto fa brodo, ma bisogna ridare la parola alla gente, a tutti quei siciliani – e sono tantissimi – che disillusi e avviliti, non credono più a niente e a nessuno.

La Sicilia, deve tornare ad essere dei Siciliani e basta, di nessun altro.

Dobbiamo insomma tornare ad essere, proprio come recitava lo striscione in bella mostra degli autonomisti del Mis, domenica mattina, al Palaghiaccio, “padroni a casa nostra”, e non vittime di perverse logiche di sfruttamento di un territorio “macellato” dai grandi gruppi nazionali e stranieri.

Dobbiamo liberarci da quell’odioso marchio impresso a fuoco sulla nostra schiena, una indesiderata schedatura di popolo indolente, ozioso, parassita, colluso quando non connivente. Non ci appartiene. La rifiutiamo, la respingiamo al mittente.

Non siamo oziosi ne indolenti, non siamo collusi ne conniventi, vittime semmai che hanno una gran voglia di reagire, finalmente.

Noi siciliani, lottiamo ogni giorno mafia e criminalità organizzata e non, noi dobbiamo, ripeto, reagire e reclamare a gran voce i più elementari diritti negati da sempre. Noi siciliani, prima di entrare in Europa, dovremmo tentare di rientrare in Italia sempre che, questa Italia, ci voglia ancora – ne dubito, fatevi una chiaccherata con Bossi e compagni -.

Solo così possiamo sperare di risollevarci da questa palese e insopportabile condizione di inferiorità, solo così possiamo tentare di vincere questa corsa ad handicap e ostacoli.

Solo “organizzando la nostra disperazione”, smettendola di piangerci addosso e mobilitandoci casa per casa, potremo dire la nostra, e tentare proprio come dicevo in apertura, di riscrivere la nostra storia, invertendo così il corso di quella tragica cronaca di una morte annunciata che spesso si legge negli occhi spenti di grandi e piccini.

A me non sta bene che 17.000 operatori siciliani del mondo della scuola – personale docente e non – perdano il posto di lavoro. A me non sta bene che dieci persone dall’inizio dell’anno abbiano perso la vita in quel colabrodo della Messina-Palermo, o che nella zona di Priolo e Gela si registrino ancora casi di malformazioni neonatali quando non cancri e tumori al seno. Io voglio il ponte sullo stretto, e voglio arrivare in treno da Catania a Palermo in due ore, non in due anni.

Forza Sicilia, svegliati, alza la voce.

Ce la possiamo fare, io ci credo. Io ci sono.

P.s. A proposito, io, alla Sicilia libera e indipendente, rigogliosa, autonoma, laboriosa e competitiva, ci credo davvero.

P.s. 2 Ho presentato un ddl per consentire l’apertura di sei, 6, casinò in Sicilia: Catania, Taormina, Cefalù, Agrigento, Lampedusa e Pantelleria. Mi auguro che la pagliacciata delle infiltrazioni mafiose e del riciclaggio, ripetuta fino alla noia in questi anni, lasci il posto al buon senso. Continuare ad offendere la nostra intelligenza è operazione oltraggiosa oltre che di cattivo gusto.

Non possiamo continuare a perdere il treno dello sviluppo, e del rilancio dell’occupazione, del turismo, e dell’intera economia isolana – senza contare le centinaia di milioni di euro, che introitati dai comuni, potrebbero essere spesi nel territorio – per motivazioni futili quanto inutili.

Se proprio non volete, raccontatecene un’altra. Questa barzelletta non fa ridere più nessuno, è vecchia “quantu u passamanu da Prefettura”.

Giuseppe Arena